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 nochances
 Group: emmaPosts: 10855 Location: dal letto di zac Status:  | |
| Tutto sembrava andare secondo i piani; tutto sembrava andare nel giusto verso e questa volta, ne ero certa, ce l’avrei fatta. Il mio progetto di vivere insieme ad almeno 30 persone famose e più si era realizzato, avrei dovuto solamente preparare le mie cose o meglio infagottare quei pochi vestiti (almeno per ora) che avevo e abbandonare il monolocale che temporaneamente avevo affittato. Tuttavia quella mattina sentivo di riuscire finalmente a respirare aria nuova, l’aria di cambiamento; è così che la chiamano. Allora decisi di farmi un regalo andando a fare shopping in quelle boutiques dove al 90% potresti incontrare qualcuno di famoso; visto che a breve avrei conosciuto molte persone in casa, perché aspettare ancora? Quello che ancora non sapevo era chi avrei conosciuto. Faticavo quel giorno a camminare a causa dei tacchi 10 che alla mattina avevo deciso stupidamente di indossare, probabilmente per riuscire a riabituarmi visto che se mi fosse andata davvero bene, avrei dovuto partecipare a tantissimi party che obbligatoriamente includevano essere più alti del normale. Stavo proprio per entrare nel negozio di Valentino quando il cellulare iniziò a squillare con la canzone Change di Taylor Swift; in meno di 5 secondi risposi. “pronto?” dissi cercando di risultare il più convincente possibile. Era quel manager che ero riuscita a contattare un paio di settimane prima a cui avevo consegnato un demo di alcune mie canzone scritte durante il corso dell’ultimo anno in Italia. E solo oggi mi aveva chiamato per farmi sapere che gli erano piaciuti particolarmente quei testi e che avrebbe voluto che provassi a registrare qualcosa con lui 4 giorni dopo. Avevo chiuso la chiamata esclamando un “evvai” che aveva fatto voltare alcuni ragazzi dall’altra parte della strada e dopo essermi ripresa dalla gioia che stava riempiendo il mio corpo, decisi finalmente di entrare nel negozio. C’erano tante di quelle luci che illuminavano gli abiti e subito un commesso mi si avvicinò chiedendomi se avevo bisogno d’aiuto. Replicai che avrei guardato un po’ in giro e che se avessi avuto bisogno di lui l’avrei chiamato. Gentilmente mi lasciò andare, dirigendosi verso una coppia appena entrata anch’essa. Fatti alcuni passi mi fermai davanti ad un vestito color oro spettacolare, leggero e luccicante di payettes presenti sulla fascia del seno. Mi avvinai ancora di più per poterlo toccare quando una voce dietro di me parlò: “non crederai davvero di poter indossare un capo del genere”. Mi voltai indietro all’istante per vedere il volto del mio nuovo interlocutore che di sicuro non poteva essere il commesso di prima. Una ragazza dai capelli biondi lunghi e dal sorriso falso mi stava squadrando neanche fossi una cavia da laboratorio. Si era proprio lei, Paris Hilton. La famosa Paris,NotFrance. Ricambiai il sorriso fasullo. “immagino che secondo te staresti meglio tu con quello” guardandola con aria di sufficienza. “certi indumenti possono essere indossati solamente da alcune persone, non credi?” mi rispose provocandomi. “probabilmente da persone come me” conclusi ammirando la stoffa con cui era stato realizzato. Paris mi guardò in cagnesco e urlò: “sam quel vestito per favore” indicando il famoso abito che stavo ancora osservando. “come scusa?” alzai il tono della voce. “ho detto che voglio comprare quel vestito” mi rispose indicandolo e poi appoggiando le mani sui propri fianchi. “non penso che sia possibile, dato che l’ho visto prima io e come te lo voglio comprare” la misi in guardia. “non farmi ridere” mi guardo stizzita “non puoi permetterti quel gioiello” mi si avvicinò o meglio si avvicinò al vestito. “vogliamo scommettere” le dissi fissandola negli occhi. All’improvviso con una mano agguantò il vestito che ancora tenevo nelle mie mani e iniziò a tirare. “ma sei impazzita?” sbottai presa in quel ridicolo scontro. La battaglia continuò fino a quando un commesso ci divise prendendosi il vestito. “dovete ringraziare il cielo che non vi cacci fuori all’istante” ci disse realmente infuriato. “perché non sbattete fuori questa ragazza dei sobborghi” gli rispose Paris guardandomi come se fosse un insetto. “sono sicura che se ne farebbe una ragione” concluse. Avrei voluto metterle le mani addosso tuttavia mi limitai a dire “scommetto che preferirebbe scacciare una snob come te”. Il commesso sospirò e subito ci prese entrambe per i polsi e ci condusse mentre ci insultavamo alla cassa. “ora John le consegno a te, decidi a chi consegnare l’abito, basta che siano fuori entro 10 minuti”. Il ragazzo biondo che molto probabilmente praticava surf ci guardò ridendo. “allora a chi lo diamo questo bel valentino?” ci chiese forse non avendo ancora capito che lo volevamo entrambe. “te lo pago il doppio del suo prezzo” gli disse Paris, con aria vincente probabilmente sicura che non avessi una contro-mossa. “io il triplo” ribattei “sai com’è non ho problemi economici ultimamente”. “il quadruplo” continuo lei “oggi devo uscire da questo negozio con questo vestito” sottolineò la parola questo. Non mi avrebbe battuto e soprattutto non mi avrebbe rovinato quella giornata fantastica. “il triplo” ripetei e appoggiandomi al bancone per essere più vicina a John continuai “e ti lascio il mio numero nel caso volessi uscire con me” conclusi. Lui mi guardò con aria tenebrosa ed esclamò “andata”. “cosa!?!” strillò Paris “questo è totalmente sleale” commentò. “Sì tesoro come te!” le dissi afferrando il pacchetto che John mi aveva già confezionato. “grazie mille, allora ci sentiamo” gli feci un cenno al quale rispose con un “sicuramente”. Uscì dal negozio e mi accorsi che la temperatura era aumentata poiché desiderai ardentemente restare in biancheria intima. Sentì che qualcuno usciva dal negozio, era lei. Mi guardò con più calma e subito mi chiese “allora come ti chiami?”. “sono silvia” replicai “anche se penso mi conoscerai come emma” le risposi sorridendo. Lei mi tese la mano “piacere di conoscerti silvia”. Afferrai la sua mano e notai come fosse vellutata, neanche fosse stata una bambola di porcellana. “avevo ragione di credere che non sei così stronza come dicono” le dissi tirando fuori dalla borsa una bottiglietta d’acqua per bere un poco. “mi stai prendendo in giro?” mi disse ridendo. “diciamo di no” dissi io chiudendo il tappo della bottiglietta. “credo che tu sia una bella persona” continuai convinta “penso che tu voglia fare credere di essere una stronza, ma non lo sei e fidati io riconosco le vere stronze e tu mi dispiace mia cara ma non entrerai mai nel club, o almeno per me” conclusi osservando la sua pelle abbronzata, probabilmente risultato di molte lampade. Mi guardò meravigliata e poi mi disse “io sono la regina di Hollywood, immagino che tu lo sappia”. Guardai l’ora ed ero in ritardo per un altro incontro di lavoro. “immagino che tu invece non sappia che prenderò presto il tuo posto” replicai “oppure potremmo sempre dividerci il potere” risi “ora devo andare mi dispiace ma sono convinta che ci rincontreremo” le accennai un saluto con la mano mentre mi allontanavo. “vedremo se sarai all’altezza” mi sfidò. Sorrisi “ma tu sai già che io sono all’altezza e te l’ho appena dimostrato”. |
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